Cinema... che passione!

Il lavoro di attrici e attori

Di

Patrizia Fergnani

Acquisizione ed elaborazione dei movimenti con motion capture.

Nel cinema le performances attoriali vengono filmate con l’uso della videocamera o della macchina da presa da degli operatori, in base alle indicazioni della regia.
Il mestiere delle attrici e degli attori consente di mettere in luce le loro capacità espressive, ma è molto impegnativo.
Gli artisti che recitano in un film studiano un copione, compiono un lavoro di ricerca e costruzione del loro personaggio lungo e particolareggiato, memorizzano le battute, fanno molte prove, quindi collaborano su un set cinematografico con una troupe, che è organizzata in settori formati da diverse persone: il regista del film e i suoi assistenti, uno o più sceneggiatori, gli operatori delle riprese, il direttore della fotografia e i fotografi, gli scenografi, i costumisti, i truccatori e numerosi tecnici, tra i quali figurano i fonici e i microfonisti, i tecnici delle luci, gli elettricisti.
Nella fase delle riprese, ogni giorno chi recita deve calarsi nel suo personaggio in condizioni e situazioni diverse, ad esempio, in base all’impegno fisico richiesto, alla lunghezza e alla complessità delle scene, alla partecipazione di molti altri interpreti, inoltre, la recitazione è soggetta a più interruzioni, determinate quasi sempre da esigenze di lavorazione.
Per motivi pratici, la pianificazione delle riprese rispetta una logistica, spesso necessita di girare insieme, in uno stesso luogo, le scene pertinenti ad esso, queste verranno montate in seguito secondo l’ordine narrativo previsto, ma tale discontinuità rende discontinua anche l’interpretazione degli artisti.
Diversamente, essi possono esibire le loro prestazioni in continuità in un piano sequenza, predisponendo con precisione il lavoro e facendo più prove, (abbiamo già parlato del piano sequenza nel secondo Contributo sulle forme di montaggio).
Oltre ai codici di origine teatrale, come quelli che riguardano la scenografia, l’illuminazione, i suoni, nel cinema intervengono anche i codici specifici, come quelli che riguardano la scala dei piani, i movimenti di macchina e il montaggio, quindi attrici e attori impostano il loro lavoro di conseguenza, ad esempio, quando saranno ripresi a figura intera, si concentreranno maggiormente sui gesti e sui movimenti del corpo, quando saranno ripresi in primo e primissimo piano, si concentreranno sugli sguardi e sulle espressioni del viso.
Le prestazioni degli interpreti, dunque, sono mediate, sugli schermi delle sale cinematografiche appaiono le loro immagini nelle scene o nelle sequenze girate e montate in precedenza. Conclusa la realizzazione di un film, attrici e attori partecipano alla promozione, intervengono a delle anteprime, a dei festival del cinema e rilasciano interviste.
Per “entrare in un personaggio”, chi recita deve conoscere il contesto storico e geografico in cui si svolge la storia, le origini del personaggio, la sua età, la sua posizione sociale, il suo lavoro o comunque una sua occupazione, deve rendere riconoscibili i suoi tratti caratteriali, il suo linguaggio, il suo modo di relazionarsi con gli altri, inoltre, deve manifestare i suoi obiettivi, i suoi comportamenti, le sue motivazioni, le sue abitudini, evidenziare una sua evoluzione.
Per caratterizzare un personaggio sul piano espressivo, l’attore o l’attrice si avvale della voce e della corporatura in base a determinati parametri, che riguardano timbri,
toni, volumi e ritmi per la voce, che riguardano mobilità e gestualità per la corporatura.
Nei film di azione, di avventura, contraddistinti prevalentemente dalla spettacolarità e spesso da degli effetti speciali, gli attori sono quasi sempre eroi coinvolti in un susseguirsi di eventi, sono impegnati ad agire, anche in corse, inseguimenti e risse, capaci di superare sfide e situazioni estreme, talvolta inverosimili, che esaltano la forza fisica, la prontezza e il coraggio delle azioni, sono impegnati in dialoghi serrati ad alta intensità emotiva.
All’occorrenza, le attrici e gli attori praticano un allenamento mirato per poi esibire delle abilità fisiche specifiche, come quelle richieste dai duelli all’arma bianca o dagli inseguimenti in motocicletta. In alcune circostanze, possono subentrare delle controfigure: i cascatori, (o stuntmen), che sono acrobati specializzati in prestazioni
a rischio, come arrampicate, salti e cadute, collaborano sostituendo chi recita nelle scene pericolose.
Nei film incentrati sui personaggi, sul loro mondo interiore, gli attori sono coinvolti negli aspetti psicologici, nella loro evoluzione, quindi rappresentano i passaggi progressivi del percorso di trasformazione dei principali personaggi, che consiste nell’affrontare e superare disagi, conflitti e ostacoli per raggiungere, infine, un cambiamento significativo o comunque una nuova consapevolezza. Allora, chi recita deve anche trasmettere emozioni e sentimenti, regolare il loro flusso raggiungendone il culmine gradualmente oppure rapidamente, può far coesistere emozioni contrastanti, farle urtare o contenerle, secondo necessità.
Perciò, gli interpreti valorizzano la voce, gli sguardi, le espressioni del viso nei dialoghi e nelle azioni in cui sono impegnati.
In entrambi i casi, gli attori devono attenersi ai vari codici pertinenti ad ogni scena, nei film di azione potranno essere, ad esempio, rapidi e frequenti movimenti di macchina, carrellate e panoramiche, mentre nei film incentrati sui personaggi potranno essere, ad esempio, lenti movimenti di macchina e primi piani sui volti.
Attrici e attori possono aderire a dei modelli di recitazione, in base agli accordi con il regista di un film. Sono molto diffusi, ancora oggi, il sistema ideato nei primi anni del Novecento dal regista teatrale Konstantin Stanislavskij e il metodo del regista teatrale Lee Strasberg, che riprese e sviluppò il precedente negli anni Trenta e Quaranta.
I due approcci, che presentano delle affinità, ma anche delle diversità, sono focalizzati sull’autenticità della recitazione, sull’immedesimazione dell’attore che, appunto, si identifica profondamente con il proprio personaggio, esprimendo le sue emozioni e i suoi sentimenti, come se vivesse tutto in prima persona.
Questo approccio favorisce anche l’immedesimazione dello spettatore. Ma esistono altri modelli, come quello sviluppato dal drammaturgo e regista Bertolt Brecht, a partire dalla metà degli anni Venti del Novecento, che è contrassegnato, invece, dalla mancata identificazione, da uno straniamento privo di coinvolgimento emotivo, dall’esibizione di una distanza dell’attore dal proprio personaggio.
Questo approccio incentiva anche il distacco dello spettatore, affinché egli possa compiere una riflessione critica.
Oggi moltissimi film sono girati e montati in digitale, quindi i registi possono utilizzare più tecniche con dei programmi specifici, ad esempio, il chroma key, la tecnica motion capture, la performance capture, la computer grafica, la realtà virtuale in 3D.
A seconda dei procedimenti, un attore può recitare in uno studio da solo, presumendo di interagire con altri interpreti o immaginando di adoperare oggetti e materiali, che poi verranno inseriti in scena con l’uso del computer, può recitare in un ambiente virtuale. Queste tecniche consentono molteplici possibilità creative e sono in continua evoluzione, pertanto richiedono alle attrici e agli attori di gestire le loro prestazioni in base alle diverse esigenze.

Patrizia Fergnani

Studiosa di cinema e saggista

La sua rubrica:

Cinema... che passione!

Riflessioni a cura di Patrizia Fergnani

Linguaggio, evoluzione e impatto sulla società moderna dell’affascinante mondo chiamato CINEMA. Contributi a tutto campo di Patrizia Fergnani, laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne con indirizzo cinematografico, scrittrice di articoli e saggi sul cinema.
Condividi su: