Cinema... che passione!

Al cinema, con attenzione

Di

Patrizia Fergnani

Nella vita quotidiana, l’attenzione ci permette di filtrare le molteplici informazioni che riceviamo ogni giorno, ci guida a convogliare le risorse mentali utili per fronteggiare con prontezza le varie situazioni, anche nuove o complesse, per regolare di conseguenza i nostri comportamenti.
Tuttavia, le cose che sfuggono sono tante, le distrazioni sono sempre da mettere in conto, inoltre ci sono abitudini o pratiche che le favoriscono. Ad esempio, l’accumulo quotidiano di informazioni in tempi ristretti può comportare una semplificazione o una perdita delle stesse, non concedere il tempo necessario per riflettere, indurre a compensare con degli espedienti improvvisati e casuali, succede con l’esposizione frequente e prolungata, senza pause, ai media digitali.
D’altronde, psicologi e ricercatori dichiarano ormai da tempo che l’uso intensivo di questi media comporta un calo dell’attenzione a partire già dall’infanzia e forniscono delle linee guida agli utenti affinché possano avvalersi delle opportunità di conoscenza e di comunicazione offerte da questi mezzi, riducendo i rischi.

L’attenzione è il risultato di una serie di processi cognitivi che il cervello compie rispetto agli stimoli ambientali, attraverso gli organi di senso, o rispetto agli stati interiori individuali.
Le sue varie e complesse funzioni sono state studiate soprattutto dalla psicologia generale, dalla psicologia e dalle neuroscienze cognitive mediante ricerche, sperimentazioni specifiche ed è tuttora oggetto di studi, di teorie e modelli.
Quindi si distinguono più forme di attenzione, in questo Contributo segnaliamo quella automatica, quella volontaria, quella selettiva e quella sostenuta.
La prima è indipendente dalla volontà personale, non necessita di particolari risorse cognitive e agisce prontamente; la seconda, diretta intenzionalmente, richiede un impegno cognitivo, agisce con più ponderazione e ha accesso alla coscienza.
Queste forme di attenzione sono connesse e si possono attivare in alternativa, ad esempio, quanto più si pratica una nuova attività, tanto più si acquisiscono competenze, esperienza, l’impegno attentivo diminuirà via via con un risparmio di energie finché la pratica di quell’attività diventerà automatica, a quel punto l’attenzione permetterà di cogliere ulteriori elementi, che altrimenti sfuggirebbero.
Si definisce selettiva quell’attenzione in grado di selezionare uno stimolo o un oggetto di interesse, di individuarne le caratteristiche, di elaborarlo in modo efficace a scapito di altri che considera meno rilevanti, che ignora o tralascia.
Si definisce sostenuta quell’attenzione che si protrae nel tempo, che ha una tenuta per un periodo prolungato, quindi si attiva nelle situazioni che richiedono una certa continuità dell’impegno, ad esempio, durante la visione di un film.
Dopotutto l’attenzione, spesso attratta dalla maggiore evidenza delle cose, non ne è sempre condizionata, in determinate circostanze la si può orientare e regolare in base alle necessità o agli interessi personali.

Quando si assiste a una proiezione cinematografica, il cervello è molto impegnato, i due sistemi visivo e uditivo processano di continuo immagini e suoni nelle loro varie combinazioni.
I film sollecitano, in buona parte guidano l’attenzione visiva e quella uditiva, ad esempio, con un incipit intrigante o inusuale, con eventi serrati, con la progressione della suspense, seminando indizi che chiariscono solo alla fine, suscitando emozioni intense, in base alla loro struttura narrativa, ai procedimenti tecnici e artistici propri del linguaggio cinematografico.

Gli spettatori fruiscono un film con le loro risorse cognitive e in base alle esperienze che acquisiscono via via. In genere, si crede che si possa vedere/ascoltare tutto contestualmente a una proiezione, si pensa che distrarsi sia innaturale, ma il sistema attentivo presenta dei limiti di spazio e di tempo, soprattutto rispetto alla rapidità di successione e alla simultaneità delle informazioni in entrata, non le elabora tutte approfonditamente, è soggetto a delle perdite, benché solitamente queste non compromettano la comprensione di un film.
Comunque ci sono dei fattori, molto coinvolgenti, che mettono alla prova l’attenzione dello spettatore come, ad esempio, quelle tipologie di montaggio che presentano un’articolazione complessa, caratterizzata da frequenti e rapidi salti spazio-temporali, come quei procedimenti narrativi basati sull’ambiguità e aperti a più interpretazioni, possono mettere alla prova lo spettatore anche dei dialoghi serrati su argomenti con cui egli non ha familiarità, l’intreccio tra le storie di più personaggi, tra i loro molteplici punti di vista, l’interpretazione dei sogni e quella dei simboli.
Tra questi, più fattori possono essere presenti in un’opera cinematografica, come nei film seguenti, che stimolano l’attenzione fornendo più occasioni di riflessione.
Inception, di Christopher Nolan, con Leonardo Di Caprio, Marion Cotillard e Michael Caine, (2010), è centrato sui passaggi continui tra la realtà dei personaggi e i loro sogni: Dom Cobb è il protagonista che, con la sua squadra, è in grado di penetrare nei sogni altrui, carpendo i segreti più nascosti durante la fase onirica, ed è conosciuto per questo nel mondo dello spionaggio industriale.
Le continue scene di azione, gli effetti speciali, il progressivo passaggio dalla realtà dei personaggi ai loro sogni, articolati in ben tre livelli, i dialoghi essenziali e veloci, inducono lo spettatore a chiedersi quale sia la collocazione dei personaggi di scena in scena, l’ambiguità è sostenuta anche da alcuni totem, come quello della trottola, simbolo della ricerca di un equilibrio, che il protagonista usa e che segna il ritorno dai sogni alla realtà.
Oppenheimer, sempre di Christopher Nolan, con Cillian Murphy e Emily Blunt, (2023), racconta le vicende del fisico americano J. Robert Oppenheimer, considerato uno dei padri della bomba atomica, che riguardano soprattutto gli anni Trenta-Cinquanta del Novecento.
L’intreccio tra la vita privata dello scienziato e lo sviluppo della bomba atomica, con le conseguenze che ha comportato per l’umanità, passa in gran parte attraverso dei dialoghi molto fitti e complessi, che affrontano argomenti di carattere storico, politico e di fisica, che impegnano molto e ripetutamente l’attenzione uditiva.
Le forme di montaggio, come quelle che abbiamo considerato nei due Contributi precedenti, richiedono sempre attenzione, ma quello discontinuo, che contrasta la linearità, e quello connotativo, che è centrato su dei conflitti estetico-formali, su audaci associazioni di immagini, ne esigono di più.
In 2001: Odissea nello spazio, di Stanley Kubrick, con Keir Dullea, (1968), ad esempio, l’enigmatico monolite nero e l’ellisse tra l’osso e l’astronave, decisamente connotativi, colpiscono subito, tuttavia, un conto è essere catturati da immagini e musica, altro conto, invece, è cogliere contemporaneamente i contenuti e le forme espressive che li determinano, il che non è così scontato, anche perché in quei momenti l’effetto sorpresa è notevole.

La nostra mente ci consente di seguire un film e, pressoché contemporaneamente, di notare che la propria attenzione è all’opera, anche a più livelli, come quando si concentra sugli eventi di una storia e, inoltre, sugli effetti dei procedimenti compositivi e artistici che sono stati elaborati.
L’attenzione, nelle sue forme intenzionali, può divenire via via più consapevole, soprattutto se è già predisposta dalla conoscenza dei tratti distintivi di un regista o di più autori.
Essa richiede una presenza libera da reazioni istintive e da giudizi del momento, per acquisirne familiarità, ci si può riflettere subito dopo la visione di un film sulla base dei ricordi freschi, può essere utile anche scegliere e rivedere delle scene o delle sequenze di interesse, mediante l’uso dei supporti o dei dispositivi tecnologici che consentono la rilettura.
Coltivare la consapevolezza gradualmente può divenire nel tempo una risorsa utile per dirigere l’attenzione, per favorire la comprensione più profonda di un film, il piacere della scoperta.

Si può apprendere a sviluppare la propria capacità di attenzione in un contesto educativo con la guida di un esperto in materia.

Patrizia Fergnani

Studiosa di cinema e saggista

La sua rubrica:

Cinema... che passione!

Riflessioni a cura di Patrizia Fergnani

Linguaggio, evoluzione e impatto sulla società moderna dell’affascinante mondo chiamato CINEMA. Contributi a tutto campo di Patrizia Fergnani, laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne con indirizzo cinematografico, scrittrice di articoli e saggi sul cinema.
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