Cinema... che passione!
Forme di montaggio – Seconda parte
Di
Patrizia Fergnani
Dopo aver preso in considerazione i montaggi alternato, connotativo e per ellissi nel Contributo precedente, proseguiamo con il montaggio narrativo, quello discontinuo e il piano sequenza.
Gli operatori, che si erano formati nel corso degli anni Venti, traghettarono le loro competenze nel periodo di transizione dal muto al sonoro, che richiese la recitazione dei dialoghi, la registrazione di suoni e rumori, la composizione dei brani musicali, che cambiò radicalmente ogni fase di realizzazione di un film a partire dalla sceneggiatura fino al montaggio.
Questo passaggio diede impulso sia alla ricerca della sincronizzazione tra i gruppi dei componenti sonori, ciascuno con un ritmo proprio, tra questi e l’apparato visivo, sia ad articolate combinazioni tra i codici, fino a raggiungere un montaggio audiovisivo a tutti gli effetti.
Il cinema di Hollywood aveva già cominciato ad organizzare dei suoi sistemi di produzione e distribuzione, che poi strutturò su larga scala con i grandi studios, con una forte tendenza commerciale e di espansione; sviluppò via via generi cinematografici e modelli di montaggio propri, in particolare il montaggio narrativo, caratterizzato da rapporti lineari di causa ed effetto, che dovevano risultare accessibili a tutti, da protagonisti con dei ruoli ben definiti, interpretati da grandi divi, da scelte metodiche molto curate stilisticamente.
-Il montaggio narrativo (o découpage classico), consiste nell’analisi e nel collegamento delle inquadrature in modo chiaro, logico e progressivo, rendendo pressoché invisibile l’intervento della macchina da presa, cosicché lo spettatore possa immergersi senza distrazioni nella continuità e nella drammaticità delle vicende, possa immedesimarsi nei personaggi.
A tale scopo, si ricorre a dei raccordi, ovvero delle transizioni che rendono meno evidenti gli stacchi fra le inquadrature, tra essi figurano, ad esempio, il raccordo di sguardo, quello sul movimento, quello sonoro.
Il raccordo di sguardo si articola in due inquadrature successive: nella prima si vede qualcuno che osserva qualcosa, nella seconda si scopre ciò che egli osserva.
Il raccordo sul movimento articola in due inquadrature successive il compimento di un gesto, che inizia nella prima e termina nella seconda.
Nel raccordo sonoro, la battuta di un dialogo o un brano musicale collega due o più inquadrature successive.
Si trovano degli esempi di questo montaggio inavvertibile in Colazione da Tiffany, di Blake Edwards, con Audrey Hepburn e George Peppard, (1961). Paul, uno scrittore non ancora affermato, che si fa mantenere da una ricca signora matura, si innamora di Holly, una giovane seducente che ha varie frequentazioni nell’alta società, soprattutto di uomini facoltosi, nella speranza di trovarne uno molto ricco da sposare.
Paul e Holly abitano nello stesso palazzo a New York, una scena dimostrativa anticipa la loro storia attraverso una progressione rassicurante delle inquadrature, giocata sulla gradualità e sulla continuità. Pertanto si assiste a un ricambio delle inquadrature: quelle su di lui che, affacciato a una finestra del palazzo e incorniciato dalla griglia di una scala antincendio, è ripreso sempre dal basso, mentre guarda fuori campo, quelle su di lei che, seduta sul vano di un’altra finestra e canta Moon River suonando la chitarra, è ripresa sempre dall’alto, a sottolineare la permanenza dello sguardo di Paul; sono presenti molti raccordi, compreso quello della canzone, poi divenuta celebre, e dei ravvicinamenti graduali su entrambi i protagonisti, finché Holly alza gli occhi su Paul, lo saluta ed egli ricambia: è l’inizio di una relazione, che si rivelerà per gradi. Lui si scontrerà con il conflitto di lei, tra il suo bisogno di amore e la paura dei legami, ma infine verrà corrisposto.
Esistono altri modelli impostati da alcuni movimenti artistici innovatori, o modelli rielaborati nel tempo, come quelli che seguono.
-Il montaggio discontinuo rifiuta la continuità, tanto cara a quello narrativo, rende molto esplicito l’intervento della macchina da presa: lavora su riprese girate con estrema libertà di movimento, su tagli bruschi, improvvisi e frequenti tra le inquadrature, su raccordi irregolari, sull’interruzione dei movimenti degli attori, su degli sguardi in macchina, restituendo la discontinuità sul piano visivo. È un montaggio che, senza compromettere la comprensione, intralcia di proposito la lettura, diversamente da quello narrativo che la orienta.
Fino all’ultimo respiro, di Jean-Luc Godard, con Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg, (1960), ne è un esempio molto noto per l’andamento agitato e trasgressivo, che induce a ricostruire la continuità interrotta, che evidenzia l’inquietudine dei due protagonisti.
Michel è un ladro truffatore, ricercato dalla polizia, che a Parigi ritrova Patricia, una giovane studentessa americana di cui è innamorato, le chiede di fuggire con lui in Italia, lei invece finirà per denunciarlo.
Questa tipologia è stata molto utilizzata in Francia, nel periodo della Nouvelle Vague, tra fine anni Cinquanta e anni Sessanta: i registi di questa corrente innovatrice rappresentavano l’immediatezza della vita reale, prediligevano la ripresa a mano libera nelle strade, così da conferire maggiore realismo e dare l’impressione di improvvisare, talvolta utilizzavano il piano sequenza.
-Il piano sequenza non si avvale di un montaggio vero e proprio, consiste in un’unica sequenza o scena costituita da una sola inquadratura, quindi priva di stacchi o di manipolazioni: è la macchina da presa che passa da un personaggio ad un altro, da un’azione ad un’altra, per continuità di movimento, per associazione tra elementi.
Ma, a questo scopo, è fondamentale organizzare tutto con precisione, nei minimi dettagli, studiando e predisponendo la giusta vicinanza tra gli attori, la continuità delle azioni, la scenografia, sul piano fotografico gli elementi in primo piano e quelli sullo sfondo risultano a fuoco e nitidi, (profondità di campo).
Tra i numerosi piani sequenza divenuti celebri, ricordiamo il famoso prologo di Effetto notte di François Truffaut, con Jean-Pierre Léaud, Jacqueline Bisset e Jean-Pierre Aumont, (1973).
In una piazza affollata un autobus, un’automobile bianca e una rossa, dei passanti, si spostano, un personaggio sale le scale della metropolitana e si incammina, un altro scende da una gradinata e si incammina, finché i due personaggi si avvicinano e si guardano: sono padre e figlio e il figlio assesta uno schiaffo al padre, che nel corso del film diverrà l’amante della sua giovane nuora, Pamela.
Seguono uno stacco e un primissimo piano di Truffaut in persona, nel ruolo del regista Ferrand, che dà lo stop, poi egli dirà di ripetere tutto per imprimere maggiore ritmo.
Dunque Effetto notte è centrato sulle lavorazioni del film Vi presento Pamela, che si sta girando a Nizza, sulle vicende individuali degli attori, sulle relazioni interpersonali tra i vari componenti della troupe, mentre la storia d’amore che nasce tra Pamela e il proprio suocero rimane in secondo piano, infatti Truffaut porta sullo schermo proprio i retroscena, le numerose e impreviste difficoltà che possono insorgere nel corso delle riprese.
In alcuni film, tuttavia, gli stacchi tra le inquadrature sono resi così impercettibili, che danno la parvenza di un piano sequenza. Oggi esso gode di maggior durata e frequenza grazie alle tecnologie digitali, che semplificano la simulazione di una ripresa ininterrotta, nascondendo gli stacchi, ad esempio, grazie alla perfezionata steadycam, che consente ampi e rapidi movimenti continui in più direzioni e in situazioni difficili, che immerge lo spettatore nell’azione.
È il caso di La la land, il film musicale di Damien Chazelle, con Ryan Gosling, Emma Stone e John Legend, (2016), in cui Sebastian, un pianista jazz, che sogna di aprire un locale tutto suo, e Mia, un’aspirante attrice, entrambi in cerca di fortuna a Los Angeles, si incontrano e si innamorano, condividendo aspirazioni e fatiche, ma poi i primi successi richiedono una scelta definitiva tra amore e ambizioni, che finirà per separarli lasciando comunque vivi i loro sentimenti.
L’inizio del film è stato girato con steadycam e gru in tre riprese, poi montate in modo da conferire l’apparenza di un autentico piano sequenza. Circa sessanta automobili sono in coda su una rampa autostradale di Los Angeles, gli automobilisti escono dalle auto cantando Another day of sun e ballando tra le vetture o sopra di esse, ripresi in rapida successione in ogni direzione possibile per sei minuti. Un lavoro di massimo impegno e coordinamento minuzioso per tutti i ballerini, per chi ne ha seguito le acrobazie con la steadycam, per chi ha curato la coloratissima coreografia, il montaggio, la regia.
Il montaggio, nelle sue lavorazioni conclusive, si avvale del missaggio, che miscela i suoni originati da fonti diverse e registrati separatamente su supporti differenti: i dialoghi, le musiche, i suoni e i rumori di ambiente ripresi in diretta o creati artificialmente, li ottimizza e sincronizza curandone volumi e timbri, li fonde in un unico supporto, può anche acquisire degli effetti sonori dalle librerie dei suoni tramite computer.
Nel passaggio dal sistema analogico, che si effettua con una moviola, a quello digitale, che si effettua con un computer e dei programmi specifici, il montaggio è divenuto via via più elaborato, più serrato, caratterizzato da un maggior numero di inquadrature e da una maggiore frequenza degli stacchi, da una ripetuta frammentazione o disarticolazione degli spazi e dei tempi, da effetti speciali, da contaminazioni artistiche, da manipolazioni al computer, che aumentano il tasso di spettacolarità e la complessità della lettura.
È una fase di lavorazione impegnativa che, a partire dalle sue tipologie, dalla loro compresenza all’interno di un film, si presta molto alla creatività, pertanto è in continua evoluzione.
Prestare attenzione alla forma o alle forme di montaggio nel contesto di un film ne favorisce il riconoscimento anche in altre opere e le ricognizioni, a loro volta, contribuiscono a sviluppare l’osservazione, l’ascolto e la capacità di memorizzazione, giacché ogni nuova visione beneficia di quelle precedenti.
Immagine tratta dal film musicale La la land, di Damien Chazelle (2016).