Enzo Balduini

Esperto in Numismatica

Le monete e la Storia

A cura di Enzo Balduini

IMPERATORI ROMANI: TRAIANO

Di

Enzo Balduini

Le monete e la Storia

MARCO ULPIO TRAIANO nacque a Italica, nella provincia dell’attuale Andalusia il 18 settembre del 53 d.C, dal padre Marco Ulpio Traiano e dalla madre Marcia.
La gens Ulpia, di cui faceva parte, proveniva dall’Umbria, in particolare da Todi.
Suo padre, anche lui nato a Italica, era senatore, quindi Traiano apparteneva ad una famiglia senatoria. Della madre Marcia si sa solamente che era una nobildonna romana.
Purtroppo l’infanzia e l’adolescenza di Traiano sono oscure: ricevette sicuramente un’educazione appropriata, imparando la grammatica, la retorica ed il greco.
Nel 75 d.C. all’età di 22 anni sposò Poppea Plotina, di giovane età, tra i 16 e 17 anni, figlia di una potente famiglia Romana, ragazza sobria, colta, intelligente e molto pia; purtroppo l’unione non diede figli.
L’inizio della carriera di Traiano, favorita dal padre senatore, fu di carattere essenzialmente militare. Traiano fu nominato tribuno militare e tenne questa carica per 10 anni, facendo una vasta esperienza in Siria.
Successivamente fu Legato di Legione, infine Comandante di più Legioni in Germania.
Si distinse per capacità e sagacia, tanto da meritare nel 91 d.C., all’età di 38 anni, il Consolato.
Nel 97d.C. divenne Governatore della Germania Superiore, e apprese di essere stato adottato dall’Imperatore Nerva. La scelta ebbe l’approvazione dei suoi soldati e anche il Senato di Roma approvò; questo fu un bel trampolino di lancio.
L’imperatore Nerva morì nel 98 d.C. e Traiano fu eletto Imperatore e salì sul Trono Imperiale di Roma. Il primo provinciale chiamato a ricoprire questa carica, destinato a passare alla storia di Roma come L’OPTIMUS PRINCEPS, IL MIGLIORE IMPERATORE ROMANO.

Tra i moltissimi ambiti di intervento, si dedicò alle istituzioni alimentari, che avevano lo scopo di assicurare nei singoli municipi il sostentamento di fanciulli e fanciulle indigenti, mediante l’elargizione di somme di denaro. Il popolo Romano gradiva molto questo nobile comportamento dell’Imperatore. Traiano non voleva essere Dominus, ossia Signore, ma essere Princeps, e incarnare il modello ideale di Governatore Romano, superando l’immagine del despota, proponendosi così come un leader equilibrato, rispettoso delle istituzioni e dedito al bene dello Stato, facendo della IUSTITIA il suo ideale di governo. E a proposito di GIUSTIZIA, emanò una serie di provvedimenti a fini sociali: come il condono delle imposte arretrate e sulla tassa ereditaria, che colpiva principalmente i cittadini Romani benestanti.
Adottò la VIGESIMA HEREDITATIS, cioè il 5% (purtroppo non come oggi per noi), praticamente la ventesima parte del patrimonio.

Il consolidamento del potere di Traiano fu dovuto alla concordia che egli seppe stabilire, tra il Senato, il Popolo e lui stesso. Dette la giusta considerazione all’esercito, principalmente per la sua grande abilità di Generale che portò l’Impero Romano alla sua massima estensione territoriale. La conquista della DACIA (Romania) da parte dell’IMPERO ROMANO, si realizzò negli anni tra il 101 e il 106 d.C. attraverso lo scontro tra i soldati Romani e i Daci del re Decebalo. L’esito finale fu la sottomissione con la conseguente annessione all’IMPERO ROMANO, e la sua trasformazione in provincia. Il re Decebalo scelse il suicidio piuttosto che essere catturato e umiliato dai Romani.
Questa annessione, generò negli anni un problema strategico di non facile soluzione, in quanto un territorio oltre il DANUBIO costrinse Roma a stanziare enormi risorse militari per la sicurezza e la gestione di una provincia circondata da popoli ostili.
La decisione di innalzare la colonna Traiana fu presa dall’Imperatore stesso con l’approvazione del SENATO, per celebrare le sue vittoriose campagne militari in DACIA.
Il monumento, inaugurato nel 113 d.C., fu progettato probabilmente dall’architetto APOLLODORO di DAMASCO. La struttura a fregi spiraliformi narrano le fasi della guerra.
In origine, sulla sommità era posta la statua bronzea di Traiano e, nel 1587, Papa SISTO V (Felice Peretti) decise di sostituirla con la statua di san Pietro, patrono della città di ROMA insieme a san Paolo.
Nel 117 d.C., tornando a ROMA dopo la campagna contro i Parti, a Selinunte nell’odierna Turchia, fu colpito da un ictus all’età di 64 anni.
A Roma il suo corpo fu cremato e le sue ceneri furono collocate in un’urna d’oro alla base della celebre colonna.
La sua morte segnò la fine di una delle più floride epoche dell’IMPERO ROMANO.

Il sesterzio che qui sotto mostro rende onore e imperitura memoria per la conquista della DACIA da parte dell’IMPERATORE TRAIANO. Al rovescio è riportata la VITTORIA ALATA e la dicitura latina VIC. DAC. su uno scudo attaccato a un tronchetto di palma.

Imperatori romani: Nerone

Di

Enzo Balduini

Le monete e la Storia

Nerone nacque ad Anzio nel 37 d.C. da una famiglia nobile, il padre Domizio Enobarbo, la madre Agrippina Minore figlia di Germanico e Agrippina Maggiore.
Nel 53 d.C. a 16 anni Nerone sposò Ottavia figlia dell’Imperatore Claudio. Ottavia aveva 13 anni; il matrimonio fu voluto dalla madre di Nerone per consolidare la posizione del figlio nella dinastia GIULIO-CLAUDIA. Nerone era un predestinato, a 17 anni fu acclamato imperatore subito dopo la morte dell’Imperatore CLAUDIO. Ma così giovane non aveva la competenza per quella importante carica. Il Senato decise di dargli come tutore Seneca il giovane. Nel 59 d.C. Nerone fece uccidere la madre, perché era solita parlare male del figlio. Dopo un primo tentativo fallito di farla affogare in un naufragio simulato vicino a Baia, in cui Agrippina tornò a riva a nuoto, fu uccisa a coltellate dai sicari del figlio.
Nel 60 d.C. nella vita di Nerone si insinuò un siciliano di nome Gaio Ofonio Tigellino nato il 10 d.C. ad Agrigentum. Fu un influente e spietato Prefetto del Pretorio sotto l’Impero di Nerone. Sebbene di nascita siciliana probabilmente vantava anche ascendenze greche. Divenne uno dei più influenti consiglieri e amico di Nerone, condividendo e incoraggiando la vita dissoluta, contraria alle regole del Senato.
Nel 62 d.C. Nerone divorziò da Ottavia e la fece uccidere accusandola di infedeltà. Nerone aveva molte passioni, in primis le corse dei cavalli, amava recitare a teatro, cantare, danzare e si riteneva anche poeta, per non parlare delle sue prestazioni sessuali.
Nel 64 d.C. per la tragedia dell’incendio di Roma venne accusato dai suoi detrattori, ma lui oltre ad essere diabolico era anche molto ambizioso e desiderava avere una sua reggia e con i suoi ingegneri, operai e artisti fece iniziare i lavori sul Colle Oppio della DOMUS AUREA: ma prima andava bonificata la vasta zona scelta, dando fuoco ad alberi e sterpaglie che infestavano il terreno. In quel periodo Roma aveva dai settecentomila a un milione di abitanti. Il fuoco fece molti danni, molte case di legno vennero distrutte, altre danneggiate. Nerone dopo l’incendio aprì al pubblico i suoi giardini personali, costruì alloggi e distribuì molti cibi.
Nel 65 d.C. Nerone sposò Poppea Sabina, ma poverina morì in circostanze tragiche, probabilmente a causa di un aborto spontaneo; aveva dato a Nerone una figlia, Claudia Augusta, morta a soli 4 mesi. Nerone ne fu profondamente addolorato, la divinizzò e la fece imbalsamare, celebrando un funerale sfarzoso.
Sotto l’aspetto militare il principato di Nerone non fu caratterizzato da grandi conquiste personali, piuttosto da una gestione volta a consolidare i confini, sedare rivolte, a coordinare i rapporti con l’Impero Partico.
Per la monetazione Nerone era molto esigente poiché, come immagine del potere e per farsi conoscere dal popolo, non c’era altro mezzo che le monete.
Da appassionato di numismatica, posso affermare che il rovescio più raffigurato sulle monete Romane è stata la VITTORIA ALATA, come si può osservare nella riproduzione fotografica allegata.
Altri rovesci come la SALUS, la PIETAS, la SECURITAS, la SPES, la VIRTUS, la HILARITAS, la PROVIDENTIA, la PUDICITIA, la LIBERTAS, la LIBERALITAS, la FIDES, la FELICITAS, la FORTUNA, la FECONDITAS, la VESTA, la UBERITAS e nel basso Impero, rovesci molto significativi VIRTUS MILITUM, GLORIA EXERCITUS, GENIO POPULI ROMANI. Avevano ragione, ciò che ci hanno lasciato i Romani avvalora quelle ultime tre parole.
Nel 66 d.C. Nerone sposò la terza moglie STATILIA MESSALINA, di nobile famiglia, dopo aver fatto uccidere suo marito Marco Giulio Vestino console Romano. Il SENATO non poteva più sopportare in vita Nerone, diabolico e stravagante. Quindi l’Imperatore GALBA con le sue milizie si mise alla caccia di Nerone per arrestarlo, ma nel frattempo Nerone fu aiutato da un liberto di nome Faonte che gli mise a disposizione la sua villetta al quarto miglio, tra la via Salaria e la via Nomentana. Ma appena saputo che Galba con i suoi militi era vicino alla villetta, Nerone si uccise con due pugnali che aveva sempre con se.
Le ultime parole che disse prima di spirare furono “QUALE ARTISTA MUORE CON ME”.
Il SENATO, saputo della morte di Nerone, lo dichiarò pubblicamente nemico del popolo Romano, e decretò nei suoi confronti la DAMNATIO MEMORIAE.
Non ho voluto fare la biografia di questo “non degno imperatore”, ma la storia di una infinita tragedia.

Denari Gens Tituvia – L. Tituvius Sabinus 88 a. C. – 6

Di

Enzo Balduini

Le monete e la Storia

Denari Gens Tituvia – L. Tituvius Sabinus circa 88 a.C.

Denari Gens Tituvia – L. Tituvius Sabinus 88 a. C.

Lucio Tituvio Sabino che da Tito Tazio, Re dei Sabini, vantava la discendenza, coniò tra l’altro i due denari che vi proponiamo.
Nel VII scolo a.C. Romolo era appena stato acclamato Re dei Romani, e il suo popolo stava crescendo. Dai paesi vicini a Roma molti uomini arrivavano per sottomettersi a Romolo, mentre poche le donne che avevano questo spirito di avventura, quindi la popolazione romana era prevalentemente maschile.
Romolo, preoccupato del futuro del suo popolo, organizzò una festa e invitò gente dalla vicina Sabina.
Si mangiò e si bevve come non mai; ma con un preciso scopo, perché nel momento in cui i Sabini esprimevano probabilmente pareri di squisita gentilezza sui Romani questi, avvertiti da Romolo, rapirono le donne Sabine.
Il denaro della figura a destra ci rappresenta al dritto la testa di Tito Tazio e al rovescio l’eloquente scena del rapimento.
L’altra leggendaria raffigurazione sul secondo denaro, vede al dritto la testa di Tito Tazio e al rovescio due guerrieri con lo scudo che trascinano una donna.
La donna è Tarpea, figlia di Spurio Tarpeo che era il custode della rocca Capitolina, la famosa rupe Tarpea, luogo dove venivano puniti i Romani colpevoli contro la patria.
Forse la rupe è stata chiamata così in ricordo della giovane. Tarpea recandosi ad attingere acqua alla fonte dove i soldati Sabini abbeveravano i cavalli, si invaghì di Tito Tazio che era in procinto di attaccare Roma.
Tarpea tornando verso casa già meditava di tradire Roma per amore dello straniero. In un giorno di festa, Tarpea passando inosservata fra la folla, uscì dalle mura, raggiunse l’accampamento nemico e condusse Tazio e i suoi soldati fino al Campidoglio. Sembrava ormai cosa fatta, ma il tradimento non venne premiato dal nemico. Quando Tarpea osò chiedere a Tazio in quale giorno l’avrebbe sposata egli le rispose disprezzandola e dai suoi soldati la fece precipitare dalla rupe.
Come possiamo interpretare queste due monete? Forse la tragica fine di Tarpea è la vendetta dei Sabini per il ratto subito? Non lo sappiamo; ma pensarlo forse non è uno sbaglio.

I grandi viaggiatori – 5

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Enzo Balduini

Le monete e la Storia

Tra i grandi viaggiatori non possiamo dimenticare Odisseo, (Ulisse) bello di fama e di sventura. Viaggiò per 10 anni, come racconta Omero sulla sua opera Odissea, e ne fece il suo eroe. Il viaggio di Ulisse fu animato da tappe fantastiche, ma ognuna con ostacoli da superare per poter sopravvivere, e le superò tutte con la sua audacia e furbizia: come riuscì ad accecare il gigante Polifemo e a sfuggire alle lusinghe mortali dal canto delle sirene davanti all’isola di Capri, e anche quando approdò all’isola di Eea, oggi Circeo, dove dimorava la maga Circe, che si innamorò di Ulisse che ricambio l’amore e la maga, per rimanere sola con lui, tramutò i marinai di Ulisse in porci.
Omero, che aveva scritto anche l’Iliade, descrisse Ulisse come eroe, che con il suo stratagemma del cavallo di Troia riuscì a sconfiggere gli Achei: ma queste sono opere epiche scritte da un grande poeta come Omero vissuto nel IX secolo. a.C.
Il nostro esploratore Cristoforo Colombo salpò il 3 agosto del 1492 dal porto spagnolo di Palos e andò verso l’ignoto con le tre caravelle la Nina, la Pinta e l’ammiraglia Santa Maria. Dopo molte difficoltà e un tentativo di ammutinamento, il marinaio spagnolo Rodrigo di Triana dal suo ponte gridò tierra tierra e fu una grande gioia per tutto l’equipaggio; quindi le tre caravelle sbarcarono a Guanahani, isola delle Bahamas che Colombo ribattezzo San Salvador in omaggio a Cristo Salvatore. Era il 12 ottobre 1492. Colombo credeva di aver raggiunto le Indie invece erano le Americhe.
Altro nostro grande viaggiatore esploratore “il più grande” Marco Polo, di famiglia patrizia veneziana di importanti mercanti, nacque nel 1254. A 17 anni, con il papà Niccolò e lo zio Matteo, affrontò un viaggio con il desiderio di arrivare in Catai, oggi Cina; paese che esportava seta, spezie come zenzero, ginseng, curcuma, cannella e tè, oltre a oggetti in giada, famosa e preziosa. Un prodotto di lusso per ricchi e potenti.
Nel 1271 i Polo lasciarono Venezia verso la penisola Anatolica che era la via migliore per avviarsi verso l’Asia centrale e il Medio Oriente con itinerari terrestri marittimi e fluviali verso la Via della Seta.
Dopo diverse tappe come Trebisonda, Bagdad, Tabriz, Hormuz, Samarcanda e il Karakorum, attraversarono il deserto del Gobi (che vuol dire luogo senza acqua) con una carovana di cammelli e visitarono questa arida terra abitata da popolazioni mongole, pastori nomadi fieri e audaci cavalieri, i Polo giunsero infine alla corte del Gran Khan a Chengdu a nord di Pechino. Il viaggio era durato 3 anni e mezzo, quindi Marco aveva 21 anni e il giovane entrò subito nelle simpatie dell’imperatore Khan, il più grande sovrano orientale dell’epoca, nipote di Gengis Khan. Il Gran Khan capì subito che il giovane Marco aveva buona predisposizione per le lingue e abilità nel trattare con le persone, pertanto gli affidò qualche incarico di scarsa importanza, poi di maggior rilievo che Marco sbrigò con molta intraprendenza.
Marco, fu nominato ambasciatore e andò in missioni commerciali in varie parti dell’impero mongolo, raggiunse il Tibet, navigò sullo Chang Jiang, sullo Huang He e lungo il corso del Mekong, mentre il padre e lo zio viaggiarono in Cina per affari commerciali essendo degli esperti mercanti.
Marco tornò a Venezia nel 1295 con una discreta fortuna che investì nell’impresa commerciale di famiglia. Aveva 41 anni dopo aver vissuto 17 anni in Cina e 3 anni e mezzo per il viaggio di ritorno.
Poco dopo Marco prese parte a una battaglia navale tra Veneziani e Genovesi e fu fatto prigioniero. Fu portato nella prigione di palazzo San Giorgio e nella cella conobbe lo scrittore Rustichello da Pisa a cui dettò il resoconto del viaggio in Asia con il papà e lo zio, e le esperienze alla corte del Gran Khan.
Marco chiamò il diario del suo viaggio Il Milione. Una descrizione dettagliata del viaggio che servì in seguito ad altri viaggiatori per percorrere la Via della Seta. Il titolo Il Milione che Marco ha dato al suo diario deriva Emilione che Marco e la sua famiglia usavano per distinguersi dalle diverse casate di nome Polo che esistevano nel ‘200 a Venezia.

Le monete e la storia – 4

Di

Enzo Balduini

Le monete e la Storia

 

 

 

 

È compito precipuo dei governanti curare la crescita civile di un popolo.
Roma repubblicana sensibile a questo dovere non trascurò nulla, ed è questo che le valse titoli come: Roma culla della civiltà e Roma culla del diritto.
Il denario della Gens Furia battuto dal magistrato monetario P. Fourius Crassipes, rappresenta al dritto la testa di Roma turrira con dietro un piede deforme e al rovescio il simbolo della sovraintendenza governativa, la sedia di Edile.
Questa moneta fu emessa da Crassipes in virtù del suo incarico di Curule Edile, in occasione forse di una spesa straordinaria connessa con l’acquisto di un terreno. I doveri dell’Edile erano la cura della città che includevano anche la sovraintendenza dei bagni pubblici, fontane, acquedotti, ecc. Il piede deforme dietro la testa di Roma turrita è il simbolo del nome Crassipes, che potrebbe essere stato uomo claudicante.
Il denario della Gens Marcia rappresenta al dritto la testa di Anco Marcio IV Re di Roma dal 648 al 614 a.C., Re savio in pace e forte in guerra, che si dice sia stato il primo a portare l’acqua nella città di Roma, e al rovescio Anco Marcio a cavallo sopra le arcate di un acquedotto con la scritta AQUA MAR.
Il magistrato monetario Marcius Filippus con questa moneta ha voluto ricordare la discendenza da Anco Marcio e il Censore Q. Marcius che nel 146 a.C. costruì l’acquedotto dell’acqua Marcia.
Gli acquedotti furono sempre annoverati fra le opere più grandiose del mondo antico. L’acqua presa a grande distanza ed incanalata in fossati poggiati su archi, talora a più ordini sovrapposti, passava sui monti e sopra le valli con condutture a pendenza costante. Per mezzo di tubi di piombo o di terracotta, l’acqua veniva raccolta in grandi serbatoi che rifornivano vasche, fontane, piscine e pozzi.
Fra gli acquedotti che portavano l’acqua a Roma, dai monti più vicini, distanti anche 70 km, sono da ricordare quello costruito nel 312 a.C. dal Censore Appio Claudio, acqua che proviene dalla valle superiore dell’Anio e fu chiamata acqua Claudia.
Nel I secolo d.C. Roma aveva nove grandi acquedotti:

– Acqua Appia    312 a.C.
– Anio vetus        273 a.C.
– Marcia               146 a.C.
– Tepula               127 a.C.
– Julia                    35 a.C.
– Virgo                   22 a.C.
– Alseatina
– Traiana
– Alexandrina

Questi nove acquedotti davano a Roma 1 milione e mezzo di metri cubi di acqua ogni 24 ore.
Le superstiti arcate sono le suggestive testimonianze dell’ingegneria idraulica Romana.

Le monete e la storia – 3

Di

Enzo Balduini

Le monete e la Storia

“Il libero voto è la più alta espressione di civiltà”.
Il Governo della Roma repubblicana ha per suo principio la sovranità popolare. Il potere nasce dalla volontà dei cittadini che fanno le loro scelte per mezzo del voto. È un obbligo e un debito morale per gli eletti proporre leggi necessarie e giuste.
È dovere dei cittadini votare secondo la propria coscienza.
Il denario della Gens Cassia del magistrato monetario L. Cassius Longinus rappresenta al dritto la testa velata di Vesta, dea del focolare domestico e al rovescio una figura maschile che sta facendo cadere nell’urna una tavoletta con la scritta U (Uti Rogas = come tu proponi).
Il magistrato ha voluto commemorare la pronunciazione di sentenza della legge Cassia Tabellaria, legge relativa al metodo di votare, che fu proposta nel 137 a.C. da L. Cassius Ravilla, evidentemente avo del magistrato L Cassius Longinus.
Il denario della Gens Licinia del magistrato monetari P. Nerva rappresenta al dritto la testa di Roma elmata con scudo e lancia, simbolo di potenza e di rovescio tre cittadini che stanno votando in un comizio.
Con questo conio il magistrato monetario ha voluto rievocare la figura di C. Licinius Crassus, il tribuno che nel 145 a.C. riunì le genti del Lazio in recinti separati per votare nel comizio e nel 139 a.C. il voto fu introdotto per l’elezione dei magistrati.

Ancora una volta, queste belle monete di duemila anni fa, ci danno una tangibile prova dell’impegno per lo sviluppo sociale che i funzionari del governo della Roma repubblicana, affrontavano con sicura responsabilità.
Non sempre il confronto tra passato e presente è a nostro vantaggio.

Le monete e la storia – 2

Di

Enzo Balduini

Le monete e la Storia

Roma repubblicana non poteva rimanere indifferente alle difficoltà che sorgevano nel momento che allacciava contatti commerciali con le città greche dell’Italia meridionale che con lei confinavano.
Queste città greche infatti avevano una loro moneta d’argento e Roma si adeguò coniando una moneta basata sul loro peso e sistema monetario, il Didramma, del peso di gr. 6,82.
Successivamente coniò il Denario, del peso di gr. 3,9 – 1/84 di libbra romana, per effetto della legge Flaminia, una delle famiglie gentilizie romane che ha dato alla storia dell’epoca Consoli, Censori e Magistrati Monetari.
Ricordiamo Flaminio Gallio, uomo politico e generale romano che, eletto console nel 220 a.C., fece aprire la via detta appunto Flaminia che, partendo da Roma, attraversando l’Etruria, l’Umbria e il Piceno, arrivava sino a Fano.
Il Didramma riprodotto raffigura Ercole in giovane età e al rovescio la lupa che allatta i gemelli.
Il Denario raffigura la testa di Roma e al rovescio i Dioscuri al galoppo, anch’essi gemelli. I primi due, Romolo e Remo, figli del Dio Marte e di Rea Silva, vengono considerati dalla leggenda i fondatori di Roma, miti Italici. I secondi, Castore e Polluce, mitici eroi greci, figli di Zeus e Leda, appartengono al Mondo più antico della mitologia ellenica.
La moneta repubblicana Romana diverrà una galleria di ricordi figurati, storici e leggendari, riguardanti gli antenati del magistrato monetario che batteva moneta.

Le monete e la Storia – 1

Di

Enzo Balduini

Le monete e la Storia

Tra le grandi potenze del mediterraneo, Roma repubblicana, governata collegialmente da magistrati annui di pari potere, detti prima pretori e poi consoli, fu l’ultima a creare la sua moneta.
Il baratto era la forma più comune di scambio. Si passò poi a pezzi di metallo grezzo (bronzo), quindi all’AES RUDE che consisteva in barre di bronzo di varie dimensioni e peso che ne determinavano il valore. Poi si passò all’AES SIGNATUM, pezzi di metallo di forma quadrangolare con abbozzi di figure riproducenti animali.
Verso il 300 a.C. la prima moneta di ROMA fu l’AES GRAVE o asse libbrale, bronzo fuso a forma lenticolare del peso di una libra latina (273 grammi) suddivisa come segue:
ASSE Segno I Peso 1 libbra Latina = gr. 273.
SEMISSE Segno S Peso ½ Libbra Latina = gr. 136,5.
TRIENTE Segno ···· Peso ⅓ Libbra Latina = gr. 91.
QUADRANTE Segno ··· Peso ¼ Latina = gr. 68,28.
SESTANTE Segno ·· Peso ⅙ libbra Latina = gr. 45,55.
ONCIA Segno · Peso 1/12 Latina = gr. 22,75
Il Semisse o mezzo asse riprodotto raffigura al dritto un toro infuriato ed al rovescio una ruota a sei raggi. È bene ricordare la grande considerazione che gli antichi popoli avevano dei pagani che effigiavano perfino sulle loro monete, in seguito spiegheremo i vari simboli; ma questo semisse ci fa focalizzare l’attenzione sulle due raffigurazioni agro-pastorali, la ruota e il toro.
Il toro, segno di potenza, di continuità riproduttiva, quindi di benessere e sicurezza per il futuro; la ruota, una delle più grandi invenzioni del genio umano.
Possiamo affermare senza ombra di dubbio che quei governati, aristocratici e patrizi, hanno voluto con questa moneta onorare il mondo contadino lavoratore.

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