A seguito di un gentile omaggio dell’architetto Stefano Russo ho avuto modo di sfogliare, leggere e approfondire il suo libro “Uzbekistan. Da Bukhara a Samarkanda: Architettura, Arte e Storia sulla Via della Seta, edito da pagineinprogress nel 2014 (207 pagine, 355 splendide fotografie e un sintetico, ma utilissimo glossario finale).
Nelle pagine che costituiscono il volume, l’autore sviluppa con passione e competenza un tema particolarmente affascinante per chi conosce l’Asia Centrale e anche per quelli che non ci sono mai stati, né, forse, ci andranno mai: l’origine, lo sviluppo+ e l’affermazione di un paesaggio urbano inserito in contesti geografico-ambientali diversi, fatti di deserti, steppe, montagne e oasi. Le particolari caratteristiche urbane che si distribuiscono lungo i numerosi percorsi delle Vie della Seta passano davanti alle nostre menti e ai nostri occhi, aiutandoci a farci capire la profondità e la complessità di antichissime esperienze storiche e culturali che hanno contribuito alla formazione delle città lungo le Vie della Seta. Scorrendo le pagine si intravedono e si comprendono meglio quegli aspetti essenziali dei meravigliosi paesaggi urbani di Khiva, Samarkanda, Bukhara, Kokand e Sakhirsabz. Le antichissime modalità insediative di quelle aree, si arricchiscono, nei diversi periodi in cui si affermarono i percorsi definibili come Vie della Seta, di nuovi elementi e aspetti, tra i quali si possono enfatizzare e sottolineare: la centralità culturale, ma non unicità cronologica dei percorsi, delle immagini e della cultura, ma anche la pluralità dei diversi percorsi viari e marini. Non minore importanza presentano sullo sfondo dei capolavori architettonici delle città in esame, anche gli “antecedenti” e i “contemporanei” percorsi (Vie della Giada, Vie del Lapislazuli, Vie delle Spezie, Vie dell’Incenso, etc.) che hanno costituito elementi determinanti di una concezione molto più ampia e diversificata che può abbracciare la globalità del commercio antico, tra Roma, il Vicino e Medio Oriente, l’Africa, l’Arabia, l’Asia Centrale e la Cina. La centralità e l’importanza territoriale degli insediamenti, delle città, delle stazioni di sosta (caravanserragli), dei presidi militari e delle fortezze si collocano necessariamente lungo quelle vie. Le città come quelle con attenzione descritte dell’autore diventano, così, l’effetto fisicamente e materialmente percepibile di un ben più ampio fenomeno di costruzione politica, basata sull’organizzazione del lavoro a vari livelli e secondo varie specializzazione, che praticamente “inventa” un economia “moderna”, dominata dal mercato e non più dai poteri politici statali. L’ampiezza di quei commerci, mai raggiunta prima, riuscendo ad inserirsi con agilità e destrezza all’interno delle più rigide economie statali dell’epoca, come quelle cinesi, persiane, indiane e occidentali, alimentano quel necessario surplus economico essenziale per l’elaborazione concettuale prima e la realizzazione architettonico ed urbanistica, poi, delle nuove città.