Storia e storie
Un’eco dal passato: i nomi dimenticati
Di
Domenico Pontrandolfi
“Meriteremmo i più giusti rimproveri da parte di quella quota dell’umanità cui più temiamo di dispiacere, se passassimo sotto silenzio il nome della celebre e troppo sventurata Ipazia”
(Diderot, Encyclopèdie)
Che si tratti di politica, guerra, arte o di qualsivoglia espressione della presenza degli esseri umani sulla Terra, questa ha sempre comportato una giustificazione culturale soprattutto in età storica.
Alle giustificazioni culturali, recentemente, si sono aggiunte le giornate dedicate; abbiamo giornate dedicate ad ogni problema: omofobia, immigrazione, inquinamento e tant’altro.
Ovviamente, una giornata dedicata alla donna non poteva mancare.
Però non desidero parlare della giornata dell’8 marzo ma cercare di capire le radici culturali della marginalità della donna nella nostra società.
Anche con queste limitazioni il discorso sarebbe troppo ampio e, per questo, desidero porre l’attenzione solo su ciò che la cultura ha cancellato in maniera più o meno consapevole.
La marginalità della donna è evidente in tutte le attività umane dove il mondo viene quasi sempre declinato al maschile salvo rare eccezioni.
In Italia, per esempio, dall’unità ad oggi, non abbiamo mai avuto un Capo dello Stato o un Presidente del Consiglio che sia donna.
Anche negli Stati Uniti mai una donna è riuscita a conquistare la Presidenza mentre in Europa abbiamo avuto qualche eccezione che restano comunque, appunto, eccezioni.
Leggiamo tutti i giorni di episodi di violenza sulle donne ma questi sono solo l’espressione più evidente di una violenza più diffusa e quotidiana fatta di sufficienza e sorrisini, negazione di diritti, pacche sulle spalle e marginali concessioni, tutte piccole sbarre che delimitano la gabbia della condizione delle donne.
Ed il primo passo è capire cosa è successo, domandarsi perché la differenza di genere si è trasformata in differenza di ruolo e perché questo ruolo è così periferico nella gestione della società dove la vita politica, economica ed anche culturale, è nella quasi totalità appannaggio degli uomini tranne rari casi che hanno, più che altro, un significato di testimonianza e non di vera inversione di rotta.
Il punto nodale non è quello di determinare il momento in cui la differenziazione dei ruoli ha avuto inizio ma quando questa differenza ha avuto la sua giustificazione teorica e culturale perché solo allora ha assunto i caratteri dell’ineluttabilità.
Limitiamoci ad uno di questi momenti ovvero all’avvento delle religioni monoteiste che per la civiltà occidentale significa il Cristianesimo.
I riferimenti biblici alla donna sono significativi e vale per tutti l’esempio di Eva che nasce dalla costola di Adamo (quindi la donna è solo una parte del tutto che è l’uomo) ed è causa della dannazione dell’uomo in quanto subisce il fascino della tentazione.
Nella scelta dei Vangeli canonici vengono selezionati dalla Chiesa solo quelli che vedono la donna ai margini della narrazione: emblematica la figura della Maddalena vista solo come donna traviata e poi redenta mentre tra i Vangeli scartati (gli Apocrifi) abbiamo addirittura un Vangelo della Maddalena in cui la donna è depositaria di un grande mistero (si arriva a Dio anche attraverso la ragione e non solo per fede e ciò rende inutile la presenza di intermediari tra Dio e gli uomini ovvero rende inutile la presenza del clero).
Da allora le persecuzioni della donna sono state costanti: come non ricordare Ipazia, la grande filosofa neoplatonica di Alessandria perseguitata dal vescovo Cirillo (poi divenuto Santo) e brutalmente assassinata.
Ed insieme ad Ipazia sono tante le donne filosofo dei primi secoli dell’era Cristiana che la Storia ha dimenticato e il cui pensiero è stato cancellato e che adesso vengono ricordate solo in qualche laconico trafiletto o nelle note a piè pagina di qualche libro di Storia.
Donne il cui nome deve essere sottratto all’oblio e pronunciato ad alta voce e ricordato insieme a quello di migliaia di altre donne che nei secoli successivi furono oggetto della cosiddetta caccia alle streghe e di tutte quelle che, negli ultimi secoli, hanno sacrificato la propria esistenza per un futuro migliore.
Nomi dimenticati, una storia dimenticata e dimenticata anche dalle donne, una storia che va recuperata altrimenti vivremo in un mondo sempre coniugato al maschile dove ci accontenteremo di poche, rare eccezioni dal valore puramente simbolico e … di un mazzo di mimose.
Quindi, anche se sembra un modo arido, voglio rendere omaggio ad alcune di queste donne di cui è stato cancellato financo il ricordo.
Il libro migliore che affronta l’argomento è stato scritto da Gilles Mènage nel Seicento ed ha per titolo “HISTORIA MULIERUM PHILOSOPHARUM ”
Ed allora pronunciamo alcuni di questi nomi, ascoltiamo questa eco che viene dal passato come un sussurro appena percettibile ed all’ indimenticabile Ipazia aggiungiamo alcuni dei nomi dimenticati di tutte quelle donne filosofo la cui memoria è stata cancellata insieme al loro pensiero deufradando non solo le donne ma tutta l’umanità.
Ricordiamo le neoplatoniche Arria e Gemina, la cinica Ipparchia e l’epicurea Teofila.
Pronunciamo il nome della stoica Porzia e delle pitagoriche Temistoclea, Teano, Mia, Arignote, Damo, Sara, Timica, Lastenia, Abrotelia ed Echecrazia.
E per finire rammentiamo le dialettiche ed aristoteliche Aconia Paolina, Giulia Domna, Cassia ed Anna Comnena, e tante altre che non cito per opportunità di testo, iniziando così a recuperare, attraverso questi nomi dimenticati, la Storia perduta ed omessa.
Mi sono limitato solo alla filosofia ma il numero di donne che hanno dato il loro contributo nella conoscenza è pari solo all’oblio in cui sono precipitate: vale per tutti Meret Ptah vissuta nel 2700 a.C. in Egitto, il primo medico che la Storia ricorda.
Recuperare la memoria, recuperare la storia dimenticata delle donne è uno dei passi necessari per guardare al futuro.
Solo recuperando questa parte della Storia, facendola emergere dalla ristretta cerchia degli studiosi, è possibile costruire le basi per superare le differenze in modo tale che la donna possa conquistare la sua giusta posizione dentro la società.