Storia e storie
Il conflitto est-ovest nel mondo antico
Di
Domenico Pontrandolfi
Quando parliamo di conflitto est-ovest pensiamo, generalmente, al periodo della Guerra Fredda che contrappose l’Occidente all’Unione Sovietica e al mondo comunista oppure, più recentemente, alle tensioni dell’Occidente con la Russia o la Cina.
In realtà, nella Storia, abbiamo avuto una contrapposizione tra Est ed Ovest fin dall’età del Bronzo; basti pensare alle guerre che videro protagonisti il mondo greco-miceneo (il mondo degli Achei) alla città di Troia, le cui vicende sono narrate nei poemi omerici che risalgono all’ VIII secolo a.C. ma che raccontano avvenimenti antecedenti di almeno quattro secoli.
L’ingombrante presenza dei poemi omerici ha reso difficile, per gli storici, distinguere la mitologia da ciò che è realmente accaduto anche perché la geografia omerica non coincideva con la geografia contemporanea.
Questo fino a quando l’archeologo Heinrich Schliemann, dopo sette campagne di scavi tra ii 1870 e il 1890, portò alla luce i resti della città di Troia in cui individuò nove stratificazioni e in una di queste erano evidenti i segni di un assedio e di un incendio dando una conferma storica a quello che la mitologia affermava da secoli.
Ovviamente la guerra tra Achei e Troiani non è dovuta alle grazie di Elena, moglie di Menelao, improvvidamente rapita da Paride, figlio del re di Troia Priamo ma, più prosaicamente, al controllo del commercio e dei traffici nell’Egeo.
Quindi, più o meno, le stesse motivazioni che determinano tutti i conflitti.
La prima tappa del conflitto tra est ed ovest sembra si sia, dunque, risolta a favore del mondo greco-miceneo e dell’Occidente ma un nuovo e più temibile avversario si profilava in Oriente: l’impero Persiano.
Già dal tempo, l’asse politico della Storia, si era spostato a nord della Mesopotamia, nella Media di cui faceva parte la satrapia della Persia.
Sotto la guida di Ciro il Grande (558-529 a.C.), il Gran Re, i Persiani si ribellano ai Medi, conquistandone la capitale, Ecbatana.
Ciro assume il titolo di Re dei Re dando inizio alla dinastia degli Achemenidi.
Di vittoria in vittoria, conquista Babilonia proclamandosi Re dell’universo con l’obiettivo di fondare una Monarchia Universale appoggiandosi alle élite locali per governare.
Già aveva conquistato la Lidia di re Creso e da qui occupa le città greche della Ionia.
Suo figlio Cambise (529-521 a.C.) conquista l’Egitto e volge la sua attenzione ad Occidente, verso Cartagine e la Grecia.
Una nuova tappa del conflitto est-ovest era alle porte ma tocca a Dario I affrontarla.
Le città greche della Ionia erano costantemente in rivolta contro i Persiani che qui non potevano contare sull’appoggio delle élite locali in quanto troppo profonde erano le differenze culturali e di mentalità e troppo diversi erano gli interessi economici.
Dario, dopo aver sottomesso le città della Ionia passa in Tracia e da qui invade la Grecia ma viene sconfitto a Maratona (490 a.C.).
La tradizione greca ci parla di un esercito persiano tra i 100.000 e i 500.000 uomini; in realtà i Persiani erano circa 30.000 contrapposti a 10.000 Greci, (soprattutto Ateniesi) guidati da Milziade.
Fallito questo tentativo, la guerra venne ripresa da Serse, figlio di Dario, che si preparò meglio.
Erodoto ci parla, esagerando, di un esercito persiano di 1.500.000 uomini; probabilmente si trattava di 200.000 uomini e 1000 navi; comunque una forza notevole per quei tempi.
La guerra assume, a tratti, toni epici; ricordiamo la difesa delle Termopili ad opera di Leonida, re di Sparta, che alla testa di 300 spartiati, ritardò l’invasione dell’Attica; Atene venne comunque occupata e l’Acropoli distrutta ma i Greci avevano avuto il tempo per organizzarsi.
La flotta persiana viene distrutta a Salamina dalla flotta ateniese guidata da Temistocle, mentre un esercito di Greci sconfigge l’esercito persiano a Platea.
L’invasione era scongiurata a dimostrazione, che in guerra, il numero dei combattenti è meno importante delle motivazioni; un esercito che difende la propria terra è molto più motivato di un esercito eterogeneo di popoli vinti e di mercenari.
La civiltà greca sembrava aver raggiunto il suo apogeo ma una serie di conflitti tra le città-stato, (in particolare Atene e Sparta) e soprattutto la devastante guerra del Peloponneso, ne determinarono la decadenza.
Una nuova potenza si era sviluppata a nord, il regno di Macedonia che, guidato da Filippo II, impose la propria egemonia sulla Grecia e a nulla valsero le famose quattro orazioni di Demostene, le Filippiche, per cercare di risvegliare l’orgoglio dei Greci.
Sottomessa la Grecia, Filippo volge la sua attenzione verso l’Impero Persiano ma viene assassinato in una congiura di corte che porta sul trono Alessandro (336 a.C.), figlio di Olimpiade (moglie ripudiata del Re), un giovane volitivo, allievo di Aristotele.
Alessandro, dopo aver puntellato il proprio potere in Grecia, giunge in Anatolia e dopo una serie impressionante di vittorie sui Persiani (Isso, Gaugamela) conquista Susa, la capitale dell’impero.
Nemmeno la morte di Dario III ferma Alessandro che prosegue la conquista delle province orientali, supera l’Indo fino alla regione tra questo fiume e il Gange.
Ma i suoi uomini sono ormai stremati e Alessandro inizia il ritiro (326 a. C.). Nel 324 a.C. raggiunge Susa e da qui si porta a Babilonia dove, giovanissimo, muore improvvisamente.
Con Alessandro si realizza un paradosso della Storia perché proprio lui, uomo dell’Occidente, costruisce quella Monarchia Universale che l’Occidente aveva osteggiato e in Oriente si era auspicata.
Con la sua morte, Alessandro Magno entra nella leggenda ma il suo vasto Impero non regge e viene diviso tra i suoi generali.
Ma nulla può essere come prima: nasce un mondo globalizzato, politicamente diviso ma culturalmente unitario
Nasce l’Ellenismo che chiude un millennio di tensioni e guerre tra Oriente ed Occidente diventando il ponte verso una fase nuova della Storia del mondo antico.
Infatti, mentre il mondo greco e l’Oriente sembrano aver trovato un loro equilibrio sincretico, ancora più ad ovest, si profila un nuovo Occidente, una nuova potenza che uscirà dalle guerre tra Roma e Cartagine.