I foglietti
L’ARTE, questa sconosciuta
Di
Brunarte45
Mi è capitato più volte di pensare e ripensare al significato di Arte, senza arrivare ad una conclusione soddisfacente. Ciò nonostante mi sono illuso di aver afferrato l’essenza di tale” magica parola”, nel momento in cui le opere degli artisti esaminati erano famose e di facile lettura.
Tal asserzione, recentemente, è stata fatta da me nei confronti dello scultore Brancusi, del quale ho avuto modo di ammirare alcune opere nel suo “Atelier”di Parigi, ricostruito in una piccola struttura espositiva, vicino al più famoso Centro Pompidou. L’artista rumeno, attraverso la sua modernità, ha saputo esprimersi nel mondo della scultura con la capacità dei grandi artisti del passato.
Il prodotto ottenuto colpisce per la semplicità disarmante con cui entra nella mente, senza più abbandonarti. E’ proprio questo il segreto che gli permette di darti la sensazione di un qualcosa di particolarmente attraente ed universale. Non sono molti gli autori che, così, decisamente possono invadere il tuo modo di pensare. Da ciò ne consegue, che, quando è immediatamente comprensibile l’opera in esame per riferimenti od appartenenza alla sfera figurativa, è quasi scontato che ti debba coinvolgere! Il problema è più complesso, quando il prodotto che ti sta davanti, vuoi per l’impreparazione, vuoi per il tuo schema mentale, non abituato alle novità, impedisce di coniugare te stesso con tale opera e di farti entrare in contatto con quanto esprime o dovrebbe esprimere. E’ il caso delle opere contemporanee, che vanno dalle istallazioni di qualunque cosa (anche animali appesi a delle funi), sino alle così dette azioni comportamentali. Queste ultime possono concretizzarsi in una grande aggregazione di numerose persone denudate (senza distinzione di sesso) in vie e/o piazze di città famose. Per finire alle opere interattive, che non vogliono significare solo applicazioni informatiche, ma anche semplicemente una parete rivestita di materiale duttile e malleabile, sulla quale chiunque lo voglia può intervenire e giustapporre oggetti, biglietti scritti o grafici, sino a ricoprirla in ogni suo piccolo spazio. Ultimamente va a gonfie vele l’inglese Damien Hirst, icona del business, che tra l’altro con l’esposizione di animali morti, conservati in una soluzione di formaldeide, sembra sia l’artista, a soli 40 anni di età, più ricco del mondo! Anche il più discusso. In questo panorama così variegato ed inusitato, parlare di arte diventa sempre più difficile e talvolta discutibile!
Sarebbe, forse, necessario che ognuno di noi riuscisse a riflettere sulla realtà quotidiana e capire come la stessa sia costellata di un malessere continuo, quasi una pelle o meglio un’invisibile pellicola di materiale indistruttibile, ormai parte di noi, che ci impedisce di vedere, di sentire e di toccare ciò, che ci circonda. Quando, invece, questo spazio è inondato da una luce accecante, invaso da suoni assordanti e preda di una tattilità fuori controllo, dove tutto diventa asfittico, a tal punto che l’uomo non si vede com’è, ma come la sua immaginazione gli dice di essere. Da ciò ne deriva, che qualunque rappresentazione pullula nella sua mente, questa possa essere proposta sia come realtà concreta, sia come realtà solo pensata. Il prodotto ottenuto è certamente rappresentato all’interno di uno spazio reale, pieno di tensioni dolorose e tragiche, vista la conflittualità attuale, che illustriamo con dovizia di particolari, anche ripugnanti, come denuncia di ciò che ci rifiutiamo debba esistere. Dall’altra parte per sopravvivere, ci rifugiamo in uno spazio irreale, che ci sforziamo di ritenere esistente, sia come illusione di una felicità virtuale, mai raggiungibile, sia come surrogato della nostra mente, impotente ad ottenerla concretamente.
Riuscire in questo contesto ad avere la consapevolezza di ciò che è o che dovrebbe essere ”Arte” diventa veramente arduo. Può, forse, aiutarci la volontà di scrutare l’animo umano, nel momento in cui crea, per esprimere di sé, non l’esteriorità del mondo, ma la sua aspirazione interiore a migliorarlo, attraverso un’operazione di applicazione, di continuità espressiva con il passato, che ci dovrebbe supportare e garantire maggiore consapevolezza dell’energia vitale che viene sprigionata dall’uomo stesso.