Storia e storie

Doni dall’antico Egitto

Di

Domenico Pontrandolfi

Ciò che stupisce dell’antico Egitto è la sua grandiosità; tutto è gigantesco, dai templi alle statue fino ai circa 4000 anni in cui si è sviluppata questa splendida civiltà.
Tutto sembra sfidare il Tempo.
L’antico Egitto, tra steli e papiri, ci ha lasciato una mole enorme di scritti che ci hanno permesso di ricostruire le vicende politiche e militari, nomi di Re e dinastie, cultura e momenti di quotidianità.
E tra I vari doni che questa civiltà ci ha lasciato voglio ricordare il Romanzo, qualcosa di talmente ovvio per noi da farci dimenticare che, probabilmente, il primo romanzo di cui abbiamo notizia proviene dall’antico Egitto.
Si tratta de’ “Le avventure di Sinuhe” scritto intorno al 1900 a. C. nel periodo della XII dinastia, durante il regno di Sesostri I.
Il romanzo ci è noto integralmente; scritto in 6 papiri, viene tradotto e pubblicato nell’Ottocento.
Narra le vicende di Sinuhe, un funzionario dell’harem del principe Sesostri che, per caso, durante il ritorno dalla campagna di Libia, viene a conoscenza di alcuni particolari sull’assassinio del vecchio faraone Amenmhet I.
Preso da timore fugge verso il Delta, attraversa l’Istmo di Suez e raggiunge la Siria dove viene accolto da una tribù beduina e adottato dal suo capo.
Tenuto in grande considerazione diventa a sua volta capo-tribù ma, giunto in età avanzata, viene preso da nostalgia per il suo paese e scrive a Sesostri I per poter rientrare in patria ed il faraone acconsente.
Al di là delle avventure e dei viaggi di Sinuhe, l’opera è volta ad esaltare la magnanimità e la benevolenza del sovrano.
Alla sua pubblicazione nell’Ottocento, il romanzo ebbe un grande successo tanto da meritarsi numerose riedizioni e rivisitazioni tra cui il recente “Sinuhe l’egiziano” di Mika Waltari da cui venne tratto l’omonimo film di Michael Curtiz (1954).
Sia il romanzo di Waltari che il film di Curtiz sono ben fatti e sono un ottimo viatico per chi vuole avvicinarsi alla civiltà egizia senza impegnarsi in complicate letture di testi e papiri anche se, entrambi, pur mantenendo l’impostazione del viaggio e dell’esilio, spostano gli avvenimenti di circa mezzo millennio portandoci verso la fine della XVI dinastia, durante il regno di Akhenaton, nel turbolento periodo della riforma religiosa voluta dal sovrano in lotta contro i sacerdoti di Tebe.
Inoltre, in questi lavori recenti, Sinuhe non è un funzionario di corte ma un medico e qui introduciamo un altro dono che proviene dall’antico Egitto: la medicina.
Certo non è la medicina come la intendiamo oggi ma un misto di religione, magia e rimedi naturali.
Numerosi sono i personaggi di rilievo che hanno il ruolo taumaturgico di guaritore; oltre ai sovrani ricordiamo importanti architetti,come il grande Imothep, che vengono addirittura divinizzati.
I medici sono sotto la protezione della dea scorpione Serquet e della dea Neit di Sais e proprio a Sais, accanto al tempio della dea, sorgeva una scuola di medicina.
Numerosi papiri attestano l’importanza della medicina nell’antico Egitto è tra questi il “Papiro Edwin Smith ” un vero e proprio testo chirurgico con la descrizione dei sintomi e la diagnosi.
Ricordiamo il “Papiro Ebers” con diagnosi e ricette per un gran numero di malattie, ricette di bellezza e di igiene e formule per la produzione di queste ricette.
Altri numerosi papiri affrontano argomenti particolarmente interessanti: abbiamo un trattato di veterinaria ed anche un trattato per le malattie femminili e le pratiche anticoncezionali.
Ovviamente la pratica medica è molto rudimentale considerando anche le scarse conoscenze anatomiche dell’epoca.
Nonostante ciò la medicina era molto diffusa e, come dice Erodoto nelle sue “Storie” in Egitto c’era un medico per ogni malattia.
Scuole, trattati, specializzazione, sono il lascito della cultura egizia per la modernità, in medicina come in architettura, in matematica e in tanti altri settori.
E lo stesso vale per la quotidianità.
Guardiamo la dieta degli egiziani che era basata sul pane: il grano veniva macinato più volte con una pietra su di un grande mortaio, anch’esso di pietra, e trasformato in farina; la farina veniva impastata con l’acqua e forse si aggiungeva anche del lievito.
Si ottenevano delle pagnotte che venivano cotte sulla brace o in qualche forno rudimentale.
Per quanto riguarda il vino, i grappoli d’uva venivano posti in grandi recipienti e pigiati con i piedi e, dopo la torchiatura, il prodotto ottenuto veniva posto in giare sigillate ed etichettate.
Tecniche praticate fino a non molto tempo fa (e che in alcune parti del mondo sono tuttora praticate) e soppiantate solo dalla produzione industriale.
Tutti doni che vengono da lontano, da una Storia millenaria che vale la pena conoscere per poter meglio comprendere ed apprezzare il mondo attuale.

Domenico Pontrandolfi

Storico

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a cura di Domenico Pontrandolfi

Domenico Pontrandolfi laureato in scienze storiche, innamorato della storia…
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